Progetto di Storia Contemporanea
Anno scolastico 2015/2016
Repressione
Le misure repressive prese dallo Stato italiano e dalla Repubblica federale tedesca possono essere comparate per evidenziarne similitudine e differenze. Le ondate di radicalizzazione degli attacchi terroristici nei due Paesi, infatti, si sovrappongono. All’offensiva di maggio della RAF del 1972 si affianca il periodo operaista delle BR, caratterizzato dalle gambizzazioni e dai rapimenti lampo, nel ’74 –’75 i nuclei storici di entrambe le organizzazioni sono in carcere e la strategia cambia, nel 1977 gli attacchi si fanno più sanguinari e sono diretti contro le istituzioni. Conseguentemente, la percezione del pericolo terroristico assume le medesime proporzioni in entrambi gli Stati. Inizialmente, ad una militarizzazione del linguaggio politico che possa far convergere i consensi sull’operato degli esecutivi, grazie anche all’aiuto dei mass media, si accompagna una delegittimazione giuridica del terrorismo alla stregua di comune criminalità.
Il problema di fondo consiste nella coniugazione di legittime esigenze di sicurezza con il rispetto delle libertà costituzionali.
Le misure antiterrorismo in Italia vengono avviate piuttosto tardivamente rispetto allo scoppio del fenomeno. L’azione vera e propria di contrasto verrà intrapresa a partire dal sequestro Moro. Secondo Petra Terhoeven è da questo momento che in Italia si assiste ad “un crescente svuotamento dei principi dello Stato di diritto” con la complicità di un più alto livello di accettazione della violenza da parte dell’opinione pubblica, che dopo la morte di Aldo Moro vota a favore del mantenimento della Legge Reale ¹.
La normativa antiterroristica nella RFT comporta una sostanziale restrizione delle libertà fondamentali è il Berufsverbot, emanato nel gennaio 1972, che implica l’interdizione dai pubblici uffici di coloro che in qualche modo simpatizzano per i cosiddetti partiti antisistema. Il Berufsverbot è «il divieto per i simpatizzanti delle organizzazioni che minacciano l’ordine costituzionale di esercitare funzioni pubbliche” e conduce alla verifica delle convinzioni politiche di 100.000 persone»².
La creazione di una base giuridica per la modifica dei codici penali e di procedura penale è un’idea del ministro dell’Interno del governo Schmidt, Werner Mainhofer, in seguito allo shock costituito dal rapimento di Peter Lorenz nel 1974. La strategia è comunque ampiamente condivisa dal Bundestag e dall’esecutivo.
A titolo di esempio. Nel settembre 1978 è emanata un ulteriore provvedimento che modifica i termini del segreto postale e consente l’incarcerazione preventiva o altri provvedimenti cautelari come la perquisizione dietro semplice sospetto. Le prerogative della polizia sono maggiori per quanto riguarda le perquisizioni di domicilio e l’ottenimento di un mandato da parte del magistrato nei confronti dell’imputato. Le modifiche elaborate al Codice penale e al Codice di procedura penale nel 1974 garantiscono l’ampliamento dei diritti del Pubblico Ministero e la possibilità di esclusione della difesa durante il processo. La prima legge di riforma del diritto di procedura penale entra in vigore il 1° gennaio 1975 e permette al Pubblico Ministero di assumere poteri prima attribuiti al magistrato come quello di pretendere l’esibizione di un testimone, la possibilità dell’arresto cautelativo e di determinare le domande da porgli.
¹ Petra Terhoeven, Germania e Italia nel “decennio rosso”: per un'introduzione, Il Mulino, 2012,pp. 38-39
² Isabelle Sommier, La violenza rivoluzionaria. Le esperienze di lotta armata in Francia, Germania, Giappone, Italia e Stati Uniti,novembre 2009 Roma, DeriveApprodi, 2009, p. 119.